Cavalli che sorgono dalla sabbia di Forte dei Marmi

Sei maestosi cavalli sorgono dalla sabbia come dopo una lunga traversata. Opere dello scultore messicano Gustavo Aceves. È soltanto una delle scene sorprendenti che trasformano questa primavera il lungomare di Forte dei Marmi.

Da sempre meta dei più grandi scultori per le sue cave di marmi pregiati, dai tempi della Belle Èpoque la Versilia è stata luogo di villeggiatura e di lavoro per artisti di tutto il mondo, da Henry Moore a Igor Mitoraj. La cittadina amata da Carlo Carrà e Carlo Dazzi diventa una straordinaria galleria a cielo aperto.

In questo scenario maestoso, accompagnato da Federica la mia modella per una mattina, abbiamo interpretato a modo nostro queste opere. Abbiamo destato la curiosità dei turisti che passeggiavano sul pontile con varie fotografie fatte a noi e di altri fotografi che erano li a immortalare le sculture. Situazione insolita questa! Devo dire che questi cavalli che sorgono dalla sabbia sono davvero suggestivi.

 

Ringrazio la mia modella Federica per la pazienza che ha avuto con me.

Asfalti, il mio omaggio al Maestro Franco Fontana…….

Asfalti, li vediamo e li calpestiamo tutti i giorni, sono cosi vicini a noi che non li vediamo o meglio a volte sentiamo le buche nell’ asfalto.  Il Maestro Franco Fontana uno dei più grandi fotografi che abbiamo in italia, il Maestro del colore. Il suo stile inconfondibile nei paesaggi del sud Italia, i suoi paesaggi urbani americani, le ombre di presenze assenze, e infine gli asfalti. Fontana ha nventato uno stile fotografico da tutti riconosciuto tale, l’uso del teleobbiettivo per schiacciare i piani per creare immagini dove la sottrazione degli elementi è l’ingrediente principale. Poche e semplici linee che crano arte ecco cosa penso che sia la fotografia di Franco Fontana. Quindi in questi fiorni mi sono trovato tra le mani alcune fotografie che ho scattato agli asfalti e oggi ve le propongo.

Vi allego di seguito una intervista del 2010 ftta dal National Geographic a Franco Fontana.

Nato a Modena nel 1933, Franco Fontana è senza dubbio tra i fotografi italiani più stimati a livello internazionale. Considerato un “maestro del colore”, nel corso della sua lunga carriera ha dimostrato di essere un fotografo molto eclettico: mai fossilizzato su un genere in particolare, si è cimentato con il paesaggio, con il nudo, con il reportage, con la fotografia fine art e con le polaroid, senza disdegnare la pubblicità, la moda o altri lavori commerciali. Le sue opere sono state pubblicate su oltre 40 libri fotografici e sono state oggetto di centinaia di mostre in Italia e all’estero, dal Museum of Modern Art di New York al Musée d’Art Moderne di Parigi, all’Australian National Gallery di Melbourne. Ha collaborato con le maggiori testate mondiali (da Vogue a Time a Frankfurter Allgemeine, per citarne alcune), ha tenuto workshop e conferenze in tutto il mondo ed è direttore artistico di diversi fotofestival nazionali.
Le foto di Franco Fontana saranno in mostra a Corigliano Calabro a partire dal 3 luglio.

Come si è avvicinato alla fotografia?
Ho iniziato cinquant’anni fa come fotoamatore e ho continuato per amore della fotografia con il cuore, il pensiero e la passione. Il mio primissimo approccio fu con una macchina presa a noleggio, una Kodak Retina che affittavo nei fine settimana così, per curiosità. Un mese dopo comprai una Pentax dallo stesso rivenditore, a 5.000 lire al mese. Per me comunque la fotografia non è mai stata una professione: è la mia continua realtà, che dona qualità alla mia vita.

Lei è un fotografo eclettico: ha fatto di tutto nella sua carriera, dal nudo al paesaggio. Che genere la appassiona maggiormente?
Per la me la fotografia rimane sempre un pretesto: è una parte di te stesso che va a testimoniare il tuo mondo, che sia un paesaggio o un essere umano. Infatti ho significato la mia testimonianza nel paesaggio naturale, nel paesaggio urbano, nelle ombre, nel nudo femminile, nella gente e nei ritratti.

Una delle sue caratteristiche è stata la scelta del colore già fin dagli anni ’60, quando molti fotografi si dichiaravano “puristi” del bianco e nero, considerato una forma d’arte più elevata. Perché questa scelta?
Fotografo il colore perché fortunatamente vedo a colori: ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un’invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia.

La geometria, la ricerca della composizione delle linee, sembra essere un suo marchio di fabbrica: un approccio spontaneo o il frutto di un lavoro di ricerca?
Si tratta sempre di cancellare per evidenziare. In ogni situazione cerco la significazione, la sintesi delle cose affinché da oggetto diventino soggetto, e il compito della fotografia creativa non è illustrare o rappresentare ma esprimere.

Quali sono i mezzi tecnici che preferisce oggi? Come si rapporta con la fotografia digitale?
Non amo molto parlare degli apparecchi che uso; non lo ritengo importante; comunque oggi uso la digitale perché offre un’economia e una rapidità di lavoro che mi permette di risparmiare tempo.

Infine, la nostra domanda di rito: cosa consiglierebbe a un giovane che voglia avvicinarsi oggi alla fotografia?
Umiltà, cercare di maturare e di capire che prima di diventare bisogna “essere”; ed essere significa testimoniare e significarsi per quello che si è e non per quello che si immagina. Inoltre, non ci vuole fretta.

Autobus come vecchie signore eleganti

Autobus come vecchie signore eleganti, parcheggiati in questa struttura che sta per riavere una nuova vita con la costruzione al suo interno della nuova biblioteca di  La Spezia. Ma prima di questa nuova vita era il deposito degli autobus di linea della città. Trovarsi a camminare in mezzo a questi mezzi accompagnato dalla mia Leica con il 35 mm, nel silenzio. Ricordarsi quando ero bimbo e quelli erano gli autobus che prendevo per andare al mare. Salire a bordo e sentire ancora le voci di noi bambini felici.  Anche se faceva un caldo terribile dentro a questi mezzi, eravamo troppo felici. Poi si diventa grandi, a noi vengono i capelli bianchi e gli autobus vanno in disuso in qualche magazzino, cominciano a impolverarsi, poi diventano la casa dei piccioni e poi il loro destino nella demolizione. Sono andato a fotografarle con l’intento di ridare a questi mezzi la loro bellezza e la loro dignità. Ho passato una mattina intera a scorrere le loro fiancate, a leggere i loro modelli, a vedere se c’erano ancora le tracce del passaggio dei passeggeri. Ho provato a suonare il clacson ma senza fortuna tutto tace. Eppure ricordo benissimo il suono del clacson sulle curve di Lerici. Le ho volute fotografare così, come erano con tutto quello che le circondava e che forse in qualche modo le proteggeva. Non so dove siano stati poi trasferiti dopo questo loro parcheggio.  Mi auguro che possano trovare una sorta di pace e che magari possano essere restaurati e di nuovo visibili. Per me è stato emozionante poterli fotografare come una sorta di prendere il mio ricordo di questi mezzi che non è solo il ricordo dei mezzi ma sono i ricordi della mia infanzia che quando tornano alla mente fanno emozionare, e ti lasciano dentro quel senso di pace e di gioia.

Vi metto qui sotto il link di un ottimo obiettivo 35 mm f 1.8 per i possesori di Canon, se lo volete comprare potete cliccare direttamente il link.

 

Venezia abbracciata dalla neve

Venezia, la città perfetta, perfetta in tutti i suoi limiti, mi ritrovai a Venezia nei giorni in cui l’Italia era divisa in due dal maltempo e dalla neve. Decisi di partire in treno con Anna da Santo Stefano di Magra, prima tappa Parma, interminabile attesa in stazione del nostro treno. Seconda tappa Bologna, li tutto bloccato ore e ore di attesa e poi finalmente il nostro treno, arrivati a Venezia. la stazione, li appogiata al Canal Grande, il traghettobus per arrivare ai giardini dell’ arsenale, l’acqua che ti accoglie che ti cocoola, che ti fa camminare a piedi, che ti da il tempo per guardarti intorno. Si azzera la freneticità della nostra quotidianità. Svegliarsi la mattina e trovare Venezia imbiancata da una soffice neve che sembrava accarezzare tutto, le gondole, le calle, i ponti, i tetti. Un paesaggio incredibile, incredibilmente bello. Mi sono ritrovato con la macchina fotografica al collo a camminare guardando i riflessi nei canali a assaporare i profumi dei Venezia, a ascoltare le persone parlare. Arrivare Al mercato di Rialto farsi abbagliare dalle sue tende rosse. Camminare, camminare, camminare, non vedere automobili, biciclette scooter, tutto quello che è la mia quotidianità non c’era, mi sono subito trovato a mio agio in questa dimensione diversa, in questa tranquillità. Venezia è davvero magica e ti rimane dentro al cuore, tutto sembra essere sospeso in un equilibrio instabile che le dona il suo fascino unico. Ho scattato molte fotografie durante quei giorni, ma ho deciso di farvene vedere quattro, che a me ricordano quei giorni. Una con le persone nella neve quasi sospese in questi toni di bianco, una di uno scorcio dove le gondole si riposano e le ultime un momento di quella quotidianità. Ho deciso di partire con una sola macchian fotografica con un solo obiettivo non per limitarmi ma per non farmi distrarre da quello che può essere l’attrezzatura a scapito del piacere di poter vivere e vedere una magica Venezia.

Vi allego il link di uno straordinario libro di Gianni Berengo Gardin sulle grandi navi a Venezia, potete comprarlo direttamente cliccando sul banner qui sotto.

Uomo dentro la Tv

L’uomo dentro la Tv, una strana immagine che mi sono trovato davanti in una delle mie esplorazioni urbane. A volte aggirandosi per questi luoghi si fanno incontri che ti lasciano un po’ di pensieri dentro, come in questa foto che ho scattato qualche tempo fa. L’uomo dentro la tv, tutto sembrava organizzato in maniera quasi perfetta; non resta altro che inquadrare e fotografare. Facile a dirsi un po’ meno facile a farsi, perché come dice il maesto Franco Fontana, la fotografia esiste quando tu la fai, fino a quel momento è solo un pezzo di realtà che prende valore e forma quando tu decidi il momento giusto. Poi cosa includere e cosa escludere dall’inquadratura? La scelta più difficile per chiunque debba scattare una fotografia. Sottrarre gli elementi per eleggere il soggetto a una statura artistica diversa. E poi, la scelta dell’ inquadratura: io prediligo sempre quella frontale, mi metto davanti al soggetto e scatto nel modo migliore che posso. Perché frontale? Non saprei dare una spiegazione motivandola con pensieri che possano convincere, a me piace cosi e poi è un po davvero mettersi davanti a una Tv e guardare cosa ci propone, senza cercare inquadrature ardite per dimostrare chissà cosa o per portare lo sguardo chissà dove. Un’ inquadratura frontale aiuta lo sguardo a muoversi nel fotogramma, a vedere quello che noi abbiamo scelto di mostrare. Sembrerà un discorso un po’ illogico o confuso, ma la realtà che la fotografia ci mostra è la nostra realtà, quella che il fotografo regala alla vista di chi guarderà la sua fotografia. Questo deve far pensare il fotografo quando scatterà la sua fotografia a chi ne potrà fruire, ad avere un rispetto visivo nel confronto di chi la guarderà. Dopo tutti questi discorsi vi allego la mia foto sperando che possa davvero piacervi.

 

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Fotografia, streetphotography, wedding, food

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