Venezia e Contrasti tra politica e religiosità

La mia fotografia di oggi l’ho scattata a Venezia, il contrasto apparente tra i due simboli, uno della Cristianità e uno della Politica, cosi vicini e cosi lontani, messi li vicino per chissà quali eventi nel corso del tempo. Un occasione ghiotta, per l’occhio di un fotografo che passa di li. il fascino di una Venezia nascosta, che va conosciuta scoprendola a piedi, o in barca, in un modo che per noi sembra strano e lento, ma che ci porta a fare attenzione ai particolari, ai colori al susseguirsi di scorci sempre unici in questa straordinaria venezia con i suoi contrasti.

Perchè la scelta del colore in questa foto. Vi allego di seguito parte di un articolo che ho reperito sul web di Alessandro Michelazzi su: Dot. Art magazine, che ci racconta il colore.

“…..fotografare a colori è ancora più difficile.  Anzi fotografare “bene” a colori è difficile.

E’ difficile per il fatto che il colore richiede una certa educazione alla quale noi inizialmente non diamo molta importanza: bisogna vedere le sfumature, le tonalità e le dominanti che si generano su una fotografia. Fotografare bene a colori è come avere un orecchio allenato che riesce a sentire piccole sfumature nelle note suonate da un certo interprete di musica rispetto ad un altro.

A complicare maggiormente il tutto, la constatazione che il colore è una esperienza soggettiva. Soggettiva perché legata ad una risposta fisiologica differente da parte della nostra vista. I nostri recettori, i coni e i bastoncelli, possono essere sensibili in maniera differente da persona a persona, per quanto riguarda le frequenze della luce. Tutti sappiamo per esempio che esistono le persone daltoniche le quali non vedono i rossi in quanto i loro recettori non sono sensibili a tali frequenze.

E questo è il bello della fotografia a colori. Ogni fotografo può interpretare il mondo e il colore in base a quello che vede o “sente” di vedere.
Qui però sta la grande difficoltà. La scelta. La scelta del giusto colore, della contrapposizione corretta, del dosare una cromia con un’altra per farle esaltare tra di loro in un tripudio di forza ed eleganza. Bisogna analizzare, studiare, prima di fotografare. Questo sempre ma ancora di più con il colore………..”

Vi allego il link di un libro fotografico di Gianni Berengo Gardin sulle Grandi navi aVenezia, potete comprarlo direttamente cliccando sul link

 

Omaggio a Claude Monet…….. a modo mio…………

Come vi ho gia detto più volte le fotografie che mi piace fare sono le fotografie mosse, o meglio poco nitide dove al loro interno mi piace soffermarmi a vedere queste pennellate di colore che si amalgamano che si rincorrono e si staccano andando a creare nuove forme, e allora perchè omaggio a Claude Monet perchè, perchè lui è la fotografia in pittura, uno degli Impressionisti. Il 15 aprile 1874 inaugura, nello studio del fotografo Nadar, al  35 di boulevard des Capucines, la mostra del gruppo Societé anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, composto, da Monet, Cézanne, Degas, Renoir, Pizzaro e altri, polemici nei confronti della pittura, allora di successo, accettata regolarmente nei Salons. Monet  presenta la tela, dipinta due anni prima, Impressione, levar del Sole; il critico Lous Leroy prende spunto dal titolo del quadro per coniare ironicamente il termine impressionismo.

«…sono impressionisti nella misura in cui non rappresentano tanto il paesaggio quanto la sensazione in loro evocata dal paesaggio stesso. E proprio questo termine è entrato a far parte del loro linguaggio. Da questo punto di vista hanno lasciato alle loro spalle la realtà per entrare nel regno del puro idealismo. Quindi la differenza essenziale tra gli impressionisti e i loro predecessori è una questione di qualcosa in più e qualcosa in meno dell’opera finita. L’oggetto da rappresentare è lo stesso ma i mezzi per tradurlo in immagine sono modificati.

« La rappresentazione dello spazio, non articolata, senza piani precisi, unisce il vicino e il lontano. Viola e gialli sono nell’azzurro dell’acqua come del cielo, eppure il loro tono diverso distingue la sostanza liquida dall’eterea, in modo da costruire lo specchio del fiume come base del cielo. La prospettiva geometrica è abbandonata per rivelare il fluire infinito della vita atmosferica. Ciascun colore è attenuato, ma il loro insieme è intenso, per rivelare la contemplazione del giorno che muore infocato all’orizzonte, mentre la gran vela si raffredda in penombra grigia. È la contemplazione del visionario che partecipa alla vita della luce, al suo lento morire al tramonto, al suo diffondere su tutta la natura un velo di malinconia »


Pontremoli ilFalò di San Nicolò e le tradizioni lunigianesi

Quest’anno il Falò di San Nicolò a Pontremoli, ha rischiato di non essere bruciato, per l’atto vandalico di qualche persona con poco rispetto delle  tradizioni locali. Per le persone che aspettano questo evento, per tifare il proprio rione e per il lavoro dei fuochisti. La notte prima del falò la pira di fascine di legna raccolte durante l’anno, e gelosamente nascoste dagli occhi e dalle mani degli avversari è stata data alle fiamme improvvisamente da un ignoto.

I fuochisti increduli,e, arrabbiati per questo vile gesto non si sono persi d’animo,e, in una sola giornata con tutte le loro forze hanno ricostruito il falò, regalandoci questo maestoso spettacolo. L’attesa, il vento freddo che ti fa tremare e che si infila ovunque mentre aspetti l’accensione del falò sul ponte. Poi all’ improvviso quella vampata calda che ti brucia la pelle del viso, che ti scalda dentro, che ti fa diventare parte di questo spettacolo, i canti dei fuochisti…. Lo Lo Lo evviva San Nicolò evviva il vaticano abbasso San Gemignano………..

I fuochi a Pontremoli sono due, uno il 17 gennaio, quello di San Nicolò il giorno di Sant’Antonio Abate, titolare dell’ospedale locale, che ha sede nella parrocchia di San Nicolò, detta il Vaticano che brucia sul Fiume Magra, vicino al ponte Pompeo Spagnoli,  e l’altro il 31 gennaio, di San Gemignano, patrono della città, che brucia sul  Torrente  Verde, vicino al Ponte della Cresa. Questa disfida trova le sue fondamenta in un  antica rivalità tra i Guelfi e i Ghibellini della città, quando Castruccio Castracani la divise in due con  la costruzione di  una cortina e del campanone che ancora oggi è visibile, che divise in due il borgo  e le due opposte fazione, i guelfi nel sommoborgo, i ghibellini nell’immoborgo.

Vi allego qualche fotografia che ho scattato ieri sera durante il falò.


Alla finestra

A volte mi capita di entrare in certi luoghi sospesi nel tempo, lasciati li immobili nella loro fragilità,  come queste bottiglie alla finestra. sembrano essere li da poco tempo invece sono li da chissà quanto tempo, lasciate li come osservatori di quello che succede al di la del vetro della finestra, è incredibile come a volte entrando in questi luoghi ci si senta trasportati in un altro tempo. Questa fotografia l’ho scattata all’ interno della ex ceramica Vaccari a Santo Stefano di Magra. Qui si producevano mattonelle, vi allego di seguito qualche breve cenno storico.

La Vaccari

Veduta degli impianti della Ceramica Vaccari in una foto d’epoca

La frazione di Ponzano Belaso, comunemente chiamata “Ceramica”, è sostanzialmente legata – a partire dal nome – all’insediamento, avvenuto sul finire del XIX secolo, dello stabilimento per la lavorazione dei laterizi, prima denominato Ceramica Ellena e successivamente Ceramica Vaccari, dal nome della famiglia genovese che rilevò l’attività.

Lo stabilimento, che al suo interno conserva capannoni di inizio Novecento di oggettivo pregio, ebbe nel periodo post-bellico uno sviluppo particolarmente intenso, tanto da rendere necessaria la realizzazione di interi quartieri e strutture funzionali a dare risposte alle esigenze derivate dal potente fenomeno immigratorio che lo sviluppo della Fornace aveva determinato.

Di quell’edilizia si mantiene chiara memoria, potendo ancora oggi osservare le case degli operai in località “Corea”, le case degli impiegati, quelle dei dirigenti, la chiesa, l’edificio della mensa aziendale, la sede delle poste, le stesse strutture realizzate presso la stazione ferroviaria. Oggi quell’edilizia, di eccellente qualità, si è in grande misura mantenuta, pur inserita in un tessuto residenziale che nei decenni successivi è sensibilmente cresciuto.

Oggi purtroppo versa nel quasi totale abbandono solo il Comune ha recuperato degli spazi che sono stati dati in concssione a laaboratori artistici, e sportivi.

Vi allego il link di un ottimo strumento creativo per andare alla scoperta di questi luoghi, potete comprarlo direttamente da questo link.

Neve

La neve, la mia fotografia di oggi rappresenta la neve. ma il mio pensiero va alle famiglie dell’ Italia centrale che oggi ancora una volta sono stati colpiti da forti scosse di terremoto e dalla neve. quella neve che in condizioni normali fa felici i bambini che la vedono scendere soffice al di la dei vetri e non aspettano altro che uscire di casa per giocarci. Ma purtroppo adesso dalle immagini che si vedono ai Tg la neve copre quei detriti quei resti di case e di vite, sono immagini che non riesco a comprendere sono immagini che devono farci riflettere.