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Asfalti, il mio omaggio al Maestro Franco Fontana…….

Asfalti, li vediamo e li calpestiamo tutti i giorni, sono cosi vicini a noi che non li vediamo o meglio a volte sentiamo le buche nell’ asfalto.  Il Maestro Franco Fontana uno dei più grandi fotografi che abbiamo in italia, il Maestro del colore. Il suo stile inconfondibile nei paesaggi del sud Italia, i suoi paesaggi urbani americani, le ombre di presenze assenze, e infine gli asfalti. Fontana ha nventato uno stile fotografico da tutti riconosciuto tale, l’uso del teleobbiettivo per schiacciare i piani per creare immagini dove la sottrazione degli elementi è l’ingrediente principale. Poche e semplici linee che crano arte ecco cosa penso che sia la fotografia di Franco Fontana. Quindi in questi fiorni mi sono trovato tra le mani alcune fotografie che ho scattato agli asfalti e oggi ve le propongo.

Vi allego di seguito una intervista del 2010 ftta dal National Geographic a Franco Fontana.

Nato a Modena nel 1933, Franco Fontana è senza dubbio tra i fotografi italiani più stimati a livello internazionale. Considerato un “maestro del colore”, nel corso della sua lunga carriera ha dimostrato di essere un fotografo molto eclettico: mai fossilizzato su un genere in particolare, si è cimentato con il paesaggio, con il nudo, con il reportage, con la fotografia fine art e con le polaroid, senza disdegnare la pubblicità, la moda o altri lavori commerciali. Le sue opere sono state pubblicate su oltre 40 libri fotografici e sono state oggetto di centinaia di mostre in Italia e all’estero, dal Museum of Modern Art di New York al Musée d’Art Moderne di Parigi, all’Australian National Gallery di Melbourne. Ha collaborato con le maggiori testate mondiali (da Vogue a Time a Frankfurter Allgemeine, per citarne alcune), ha tenuto workshop e conferenze in tutto il mondo ed è direttore artistico di diversi fotofestival nazionali.
Le foto di Franco Fontana saranno in mostra a Corigliano Calabro a partire dal 3 luglio.

Come si è avvicinato alla fotografia?
Ho iniziato cinquant’anni fa come fotoamatore e ho continuato per amore della fotografia con il cuore, il pensiero e la passione. Il mio primissimo approccio fu con una macchina presa a noleggio, una Kodak Retina che affittavo nei fine settimana così, per curiosità. Un mese dopo comprai una Pentax dallo stesso rivenditore, a 5.000 lire al mese. Per me comunque la fotografia non è mai stata una professione: è la mia continua realtà, che dona qualità alla mia vita.

Lei è un fotografo eclettico: ha fatto di tutto nella sua carriera, dal nudo al paesaggio. Che genere la appassiona maggiormente?
Per la me la fotografia rimane sempre un pretesto: è una parte di te stesso che va a testimoniare il tuo mondo, che sia un paesaggio o un essere umano. Infatti ho significato la mia testimonianza nel paesaggio naturale, nel paesaggio urbano, nelle ombre, nel nudo femminile, nella gente e nei ritratti.

Una delle sue caratteristiche è stata la scelta del colore già fin dagli anni ’60, quando molti fotografi si dichiaravano “puristi” del bianco e nero, considerato una forma d’arte più elevata. Perché questa scelta?
Fotografo il colore perché fortunatamente vedo a colori: ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un’invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia.

La geometria, la ricerca della composizione delle linee, sembra essere un suo marchio di fabbrica: un approccio spontaneo o il frutto di un lavoro di ricerca?
Si tratta sempre di cancellare per evidenziare. In ogni situazione cerco la significazione, la sintesi delle cose affinché da oggetto diventino soggetto, e il compito della fotografia creativa non è illustrare o rappresentare ma esprimere.

Quali sono i mezzi tecnici che preferisce oggi? Come si rapporta con la fotografia digitale?
Non amo molto parlare degli apparecchi che uso; non lo ritengo importante; comunque oggi uso la digitale perché offre un’economia e una rapidità di lavoro che mi permette di risparmiare tempo.

Infine, la nostra domanda di rito: cosa consiglierebbe a un giovane che voglia avvicinarsi oggi alla fotografia?
Umiltà, cercare di maturare e di capire che prima di diventare bisogna “essere”; ed essere significa testimoniare e significarsi per quello che si è e non per quello che si immagina. Inoltre, non ci vuole fretta.

Autobus come vecchie signore eleganti

Autobus come vecchie signore eleganti, parcheggiati in questa struttura che sta per riavere una nuova vita con la costruzione al suo interno della nuova biblioteca di  La Spezia. Ma prima di questa nuova vita era il deposito degli autobus di linea della città. Trovarsi a camminare in mezzo a questi mezzi accompagnato dalla mia Leica con il 35 mm, nel silenzio. Ricordarsi quando ero bimbo e quelli erano gli autobus che prendevo per andare al mare. Salire a bordo e sentire ancora le voci di noi bambini felici.  Anche se faceva un caldo terribile dentro a questi mezzi, eravamo troppo felici. Poi si diventa grandi, a noi vengono i capelli bianchi e gli autobus vanno in disuso in qualche magazzino, cominciano a impolverarsi, poi diventano la casa dei piccioni e poi il loro destino nella demolizione. Sono andato a fotografarle con l’intento di ridare a questi mezzi la loro bellezza e la loro dignità. Ho passato una mattina intera a scorrere le loro fiancate, a leggere i loro modelli, a vedere se c’erano ancora le tracce del passaggio dei passeggeri. Ho provato a suonare il clacson ma senza fortuna tutto tace. Eppure ricordo benissimo il suono del clacson sulle curve di Lerici. Le ho volute fotografare così, come erano con tutto quello che le circondava e che forse in qualche modo le proteggeva. Non so dove siano stati poi trasferiti dopo questo loro parcheggio.  Mi auguro che possano trovare una sorta di pace e che magari possano essere restaurati e di nuovo visibili. Per me è stato emozionante poterli fotografare come una sorta di prendere il mio ricordo di questi mezzi che non è solo il ricordo dei mezzi ma sono i ricordi della mia infanzia che quando tornano alla mente fanno emozionare, e ti lasciano dentro quel senso di pace e di gioia.

Vi metto qui sotto il link di un ottimo obiettivo 35 mm f 1.8 per i possesori di Canon, se lo volete comprare potete cliccare direttamente il link.

 

Omaggio a Claude Monet…….. a modo mio…………

Come vi ho gia detto più volte le fotografie che mi piace fare sono le fotografie mosse, o meglio poco nitide dove al loro interno mi piace soffermarmi a vedere queste pennellate di colore che si amalgamano che si rincorrono e si staccano andando a creare nuove forme, e allora perchè omaggio a Claude Monet perchè, perchè lui è la fotografia in pittura, uno degli Impressionisti. Il 15 aprile 1874 inaugura, nello studio del fotografo Nadar, al  35 di boulevard des Capucines, la mostra del gruppo Societé anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, composto, da Monet, Cézanne, Degas, Renoir, Pizzaro e altri, polemici nei confronti della pittura, allora di successo, accettata regolarmente nei Salons. Monet  presenta la tela, dipinta due anni prima, Impressione, levar del Sole; il critico Lous Leroy prende spunto dal titolo del quadro per coniare ironicamente il termine impressionismo.

«…sono impressionisti nella misura in cui non rappresentano tanto il paesaggio quanto la sensazione in loro evocata dal paesaggio stesso. E proprio questo termine è entrato a far parte del loro linguaggio. Da questo punto di vista hanno lasciato alle loro spalle la realtà per entrare nel regno del puro idealismo. Quindi la differenza essenziale tra gli impressionisti e i loro predecessori è una questione di qualcosa in più e qualcosa in meno dell’opera finita. L’oggetto da rappresentare è lo stesso ma i mezzi per tradurlo in immagine sono modificati.

« La rappresentazione dello spazio, non articolata, senza piani precisi, unisce il vicino e il lontano. Viola e gialli sono nell’azzurro dell’acqua come del cielo, eppure il loro tono diverso distingue la sostanza liquida dall’eterea, in modo da costruire lo specchio del fiume come base del cielo. La prospettiva geometrica è abbandonata per rivelare il fluire infinito della vita atmosferica. Ciascun colore è attenuato, ma il loro insieme è intenso, per rivelare la contemplazione del giorno che muore infocato all’orizzonte, mentre la gran vela si raffredda in penombra grigia. È la contemplazione del visionario che partecipa alla vita della luce, al suo lento morire al tramonto, al suo diffondere su tutta la natura un velo di malinconia »


Alla finestra

A volte mi capita di entrare in certi luoghi sospesi nel tempo, lasciati li immobili nella loro fragilità,  come queste bottiglie alla finestra. sembrano essere li da poco tempo invece sono li da chissà quanto tempo, lasciate li come osservatori di quello che succede al di la del vetro della finestra, è incredibile come a volte entrando in questi luoghi ci si senta trasportati in un altro tempo. Questa fotografia l’ho scattata all’ interno della ex ceramica Vaccari a Santo Stefano di Magra. Qui si producevano mattonelle, vi allego di seguito qualche breve cenno storico.

La Vaccari

Veduta degli impianti della Ceramica Vaccari in una foto d’epoca

La frazione di Ponzano Belaso, comunemente chiamata “Ceramica”, è sostanzialmente legata – a partire dal nome – all’insediamento, avvenuto sul finire del XIX secolo, dello stabilimento per la lavorazione dei laterizi, prima denominato Ceramica Ellena e successivamente Ceramica Vaccari, dal nome della famiglia genovese che rilevò l’attività.

Lo stabilimento, che al suo interno conserva capannoni di inizio Novecento di oggettivo pregio, ebbe nel periodo post-bellico uno sviluppo particolarmente intenso, tanto da rendere necessaria la realizzazione di interi quartieri e strutture funzionali a dare risposte alle esigenze derivate dal potente fenomeno immigratorio che lo sviluppo della Fornace aveva determinato.

Di quell’edilizia si mantiene chiara memoria, potendo ancora oggi osservare le case degli operai in località “Corea”, le case degli impiegati, quelle dei dirigenti, la chiesa, l’edificio della mensa aziendale, la sede delle poste, le stesse strutture realizzate presso la stazione ferroviaria. Oggi quell’edilizia, di eccellente qualità, si è in grande misura mantenuta, pur inserita in un tessuto residenziale che nei decenni successivi è sensibilmente cresciuto.

Oggi purtroppo versa nel quasi totale abbandono solo il Comune ha recuperato degli spazi che sono stati dati in concssione a laaboratori artistici, e sportivi.

Vi allego il link di un ottimo strumento creativo per andare alla scoperta di questi luoghi, potete comprarlo direttamente da questo link.

colori della liguria

La liguria è una terra arrampicata sul mare, cosi si dice e si legge, a volte mi affascina percorrere le strette vie dei suoi borghi e scoprire colori che altrimenti non si vedrebbero. per scoprire la Liguria bisogna camminare e fermarsi a ascoltare i racconti delle persone. La fotografia di oggi è stata scattata a Montemarcello in provincia di La Spezia.

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