Pontremoli ilFalò di San Nicolò e le tradizioni lunigianesi

Quest’anno il Falò di San Nicolò a Pontremoli, ha rischiato di non essere bruciato, per l’atto vandalico di qualche persona con poco rispetto delle  tradizioni locali. Per le persone che aspettano questo evento, per tifare il proprio rione e per il lavoro dei fuochisti. La notte prima del falò la pira di fascine di legna raccolte durante l’anno, e gelosamente nascoste dagli occhi e dalle mani degli avversari è stata data alle fiamme improvvisamente da un ignoto.

I fuochisti increduli,e, arrabbiati per questo vile gesto non si sono persi d’animo,e, in una sola giornata con tutte le loro forze hanno ricostruito il falò, regalandoci questo maestoso spettacolo. L’attesa, il vento freddo che ti fa tremare e che si infila ovunque mentre aspetti l’accensione del falò sul ponte. Poi all’ improvviso quella vampata calda che ti brucia la pelle del viso, che ti scalda dentro, che ti fa diventare parte di questo spettacolo, i canti dei fuochisti…. Lo Lo Lo evviva San Nicolò evviva il vaticano abbasso San Gemignano………..

I fuochi a Pontremoli sono due, uno il 17 gennaio, quello di San Nicolò il giorno di Sant’Antonio Abate, titolare dell’ospedale locale, che ha sede nella parrocchia di San Nicolò, detta il Vaticano che brucia sul Fiume Magra, vicino al ponte Pompeo Spagnoli,  e l’altro il 31 gennaio, di San Gemignano, patrono della città, che brucia sul  Torrente  Verde, vicino al Ponte della Cresa. Questa disfida trova le sue fondamenta in un  antica rivalità tra i Guelfi e i Ghibellini della città, quando Castruccio Castracani la divise in due con  la costruzione di  una cortina e del campanone che ancora oggi è visibile, che divise in due il borgo  e le due opposte fazione, i guelfi nel sommoborgo, i ghibellini nell’immoborgo.

Vi allego qualche fotografia che ho scattato ieri sera durante il falò.


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