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Cavalli che sorgono dalla sabbia di Forte dei Marmi

Sei maestosi cavalli sorgono dalla sabbia come dopo una lunga traversata. Opere dello scultore messicano Gustavo Aceves. È soltanto una delle scene sorprendenti che trasformano questa primavera il lungomare di Forte dei Marmi.

Da sempre meta dei più grandi scultori per le sue cave di marmi pregiati, dai tempi della Belle Èpoque la Versilia è stata luogo di villeggiatura e di lavoro per artisti di tutto il mondo, da Henry Moore a Igor Mitoraj. La cittadina amata da Carlo Carrà e Carlo Dazzi diventa una straordinaria galleria a cielo aperto.

In questo scenario maestoso, accompagnato da Federica la mia modella per una mattina, abbiamo interpretato a modo nostro queste opere. Abbiamo destato la curiosità dei turisti che passeggiavano sul pontile con varie fotografie fatte a noi e di altri fotografi che erano li a immortalare le sculture. Situazione insolita questa! Devo dire che questi cavalli che sorgono dalla sabbia sono davvero suggestivi.

 

Ringrazio la mia modella Federica per la pazienza che ha avuto con me.

Spiaggia, omaggio a Luigi Ghirri

Spiaggia, omaggio a Luigi Ghirri  , di quello che tutti i giorni abbiamo davanti agli occhi e che tutti non vediamo. Lui ci ha insegnato a guardare. La spiaggia era uno dei suoi luoghi preferiti per fotografare. Una di queste mattine anche io mi sono ritrovato in spiaggia e improvvisamente mi sono venute alla mente le sue fotografie. Ho deciso di rendergli un piccolo omaggio fotografico a modo mio. Spero che vi possano piacere e suscitare emozioni.

Se La fotografia di Luigi ghirri vi appassiona potete coprare questo libro sarà un alettura molto formativa per le vostre fotografie. basta cliccare sul link qui sotto:

Vi allego di seguito uno scritto tratto dal blog Fotocrazia, di Michele Smargiassi che racconta in modo delizioso Luigi Ghirri.

I Ghirroglifici che decifrano il mondo.

I Ghirroglifici non sono difficili da decifrare, anzi: ci aiutano a decifrare il mondo. Dal viaggio nelle trecento fotografie della retrospettiva di Luigi Ghirri al MAXXI di Roma, dal titolo efficace, Pensare per immagini, si esce con la sensazione di conoscere una lingua in più, di possedere un giocattolo magico, un Ghirroscopio con cui finalmente comprendere quel che vediamo. Si esce con lo sguardo finalmente vaccinato, desaturato dall’orda di immagini e dall’assedio dei segni selvaggi. Si esce con in tasca una medicina omeopatica, una Ghirrospirina che cura la patologia della visione con la rigenerazione della visione, che allevia il mal di testa di un mondo sovracomunicato, ridondante di icone. Ventun anni dopo la scomparsa prematura, a soli 49 anni, con questo omaggio il mite entusiasta colto eclettico geometra reggiano-modenese che prendeva le misure al mondo (come facesse, poi, con quegli occhiali perennemente appannati dalle ditate…) ha finalmente il posto che gli è dovuto nella cultura italiana. Uno dei rari intellettualidella nostra fotografia, che mise finalmente sullo stesso piano di dignità degli altri linguaggi, vedi le sue straordinarie collaborazioni trasversali con Gianni Celati, Aldo Rossi, Lucio Dalla, con gli artisti delle neoavanguardie. Organizzatore di cultura, editore, curatore, coordinatore di progetti collettivi, così rari sulla solipsistica scena dell’arte. Un produttore di pensiero visuale: per lui le fotografie non sono mai state puri manufatti estetici, ma strumenti dialettici, euristici, conoscitivi. Fotografie con uno scopo, perseguito con coerenza per tutta una breve vita: rinnovare la freschezza dello sguardo incrostato dalla (in)civiltà delle immagini, praticare un’ecologia della visione, ritrovare il piacere adolescenziale del bere il mondo con gli occhi. Le fotografie di Ghirri sono aperte, godibili al primo sguardo, popolari, serene: c’è chi le ha perfino proposte come strumenti per terapie analitiche. Ma non sono facili, come qualche banalizzazione in questi anni ha cercato di renderle. Ghirri non è il «poeta delle nebbie», non è il fotografo dei colori pastello, e i curatori della mostra (Laura Gasparini, Francesca Fabiani, Giuliano Sergio) ricorrendo in modo non mercantile ma filologico alle stampe vintage (benché alcune mostrino di aver sofferto un po’ il passare del tempo) oltre che ai libri d’artista e alle prove di stampa, smentiscono i cliché: Ghirri adatta lo stile all’oggetto, al progetto, sa alternare acquerelli e tempere, toni sfumati e saturi. In realtà Ghirri si affaccia sugli anni Settanta come un onnivoro, curioso, intelligente uomo della sua epoca, ama la musica (da Bach a Dylan), il cinema, la letteratura, l’arte, guarda con interesse alla fotografia americana dei “nuovi topografi”, e soprattutto respira a piene narici l’aria della ribellione postmoderna contro il predominio del simulacro, contro il potere dell’illusione. Si rende conto, fin dall’inizio, che è impossibile fotografare la realtà, perché è ormai nascosta dalle immagini della realtà. I suoi paesaggi, i suoi personaggi nuotano come pesci spaesati in acquari di cartone, il mare è dipinto, i monti sono cartoline, il cibo è un poster pubblicitario, tutto sembra già messo in cornice. Certe sue immagini sembrano pure ironie, divertenti trompe-l’oeil, «sembrano fotomontaggi» ammetteva lui stesso, «e invece sono fotosmontaggi». Ghirri legge Baudrillard e Derrida, e usa le immagini per decostruire altre immagini, smaschera l’ossessiva messa in codice del reale, non si limita a sorriderne, va all’attacco, come scrive un amico acutissimo, Franco Vaccari: «affronta il nemico-segno dove sembra avere più successo». Ma sui pensatori postmoderni, che alla fine rimangono prigionieri dei simulacri che hanno denunciato, Ghirri ha un vantaggio. Lui, i segni selvaggi, li adora. Gli piacciono, anche se ne teme la prepotenza. È un collezionista di oggetti kitsch, di cartoline, comprende l’estetica della foto di massa, chiamerà Kodachrome uno dei suoi lavori capitali. È cresciuto con le immagini, sa viaggiare (e sa farci fare viaggi estatici) ingrandendo i dettagli dell’atlante di sua figlia, con quei nomi proustiani scritti su campiture tipografiche, con quelle palmine che sulla mappa simboleggiano le oasi ma nella mente rappresentano l’esotico e l’avventura. Non possiamo rinnegare la bulimia semantica dello sguardo in cui siamo nati. Possiamo però ripulirla. Decongestionarla. Dopo aver decostruito, Ghirri ricostruisce. L’arma segreta è lo stupore: «vedere ogni cosa come se fosse la prima e l’ultima volta». Non annoiarsi mai, non cedere all’abitudine che acceca, non avere paura di osservare il banale quotidiano: «banale è lo sguardo che relega un oggetto nel ghetto del non dignificante». Con gli attrezzi dello smontatore, l’ironia e la curiosità, i segni perdono la loro arroganza, e il mondo reale torna ad essere visibile. C’è sempre un’Italia ailati, la realtà è palindroma, se la rovesci diventa sorprendente. «Non c’è niente di antico sotto il sole», questa la mission che assegnò ai suoi amici e grandi colleghi fotografi (da Basilico a Chiaramonte, da Fossati a Cresci, Jodice, Guidi) di Viaggio in Italia, progetto collettivo più unico che raro di riscoperta del paesaggio italiano. Ma fece tutto così, con una dolcezza che ci fa uscire rasserenati dalle sale del museo. Una consapevole strategia della tenerezza. Quel che lodava nel suo maestro Walker Evans, Ghirri l’ha praticato: ci ha restituito la facoltà di guardare il mondo, facendogli le carezze. [Una versione di questo articolo è apparsa su La Domenica di Repubblica il 28 aprile 2013] Tratto da  fotocrazia di smargiassi michele

 

Il mare d’inverno

Il mare d’inverno sono anche le parole di una famosa canzone, per me che vivo vicino al mare è naturale in ogni stagione andare a camminare o anche solo a guardare il mare, con il suo lento movimento che a volte diventa tumultuoso e quasi irriconosciibile cambiando quello che ci abitua a vedere e lasciando sulla riva resti di alberi, la cosa che mi fa sentire di più parte di questo mare è il suo profumo.

Le fotografie che ho scattato e che vi mostro sono di un mare non proprio tranquillo e invernale

Vi allego il link di una buona lettura se volete potete comprarlo direttamente dal link qui sotto

Luce

In fotografia la luce è l’elemento principale, quello che puo far diventare una banale fotografia in una bella fotografia. sta al fotografo saperla leggere e interpretare.

La macchina fotografica mostra non dimostra quello che vuole il fotografo, conoscere la luce è la cosa più difficile e lunga da imparare o forse non la si impara mai perche ogni volta che mettiamo l’occhio nel mirino la scena che vediamo è sempre diversa, una piccola porzione del vero da fermare in quel preciso istante.

La tecnologia ci aiuta con le fotocamere digitali ma al fotografo spetta sempre il momento piu importante quello dello scatto, in quel attimo tutto deve essere controllato e perfetto altrimenti tutto diventa banale.

Ci sono alcuni concetti base sulla luce che bisogna conoscere per poterli avere come amici

LA QUALITA’ DELLA LUCE

La prima cosa che bisogna fare quanto siamo nel luogo che dobbiamo  fotografare, è quella di valutare l’intensità della luce.

L’intensità di luce può essere anche individuata come quantità, alla fine si tratta solo di capire quanto è presente.

Lascia da parte la fotocamera per un attimo ed immagina come reagiscono i tuoi occhi ai cambi di luminosità:

  • se passi da una stanza chiara ad una scura per un po’ non vedrai nulla. In questo caso ti trovi in una situazione di “sottoesposizione”.
  • se passi da una stanza scura ad una chiara per un po’ sarai abbagliato. Fino a quando gli occhi non si abituano ti trovi in una situazione di “sovraesposizione”.

Con la fotocamera dovrai comportarti allo stesso modo: se la scena presenta una quantità enorme di luce dovrai impostare una combinazione di ISO – TEMPO  e DIAFRAMMA adeguato.

Se scatti in Priorità Diaframma;  devi stare attento a non usare un diaframma eccessivamente aperto che metterebbe in difficoltà la fotocamera che magari non è in grado di usare un tempo di scatto sufficientemente veloce.

Lo stesso principio vale per la situazione opposta: con una quantità di luce scarsa. Dovrai star attento alle regolazioni più idonee, ma col vantaggio di poter eventualmente aumentare la sensibilità ISO in modo da rendere la fotocamera più sensibile alla luce.

LA TEMPERATURA DELLA LUCE

la luce non ha sempre lo stesso colore e l’esempio più forte è il colore rosso fuoco che prende durante i tramonti estivi o al sorgere del sole. In realtà però la luce varia continuamente durante il giorno con le varianti date dalla presenza di cielo nuvoloso, nebbia o altre condizioni atmosferiche particolari.

La temperatura (o colore) della luce ha un impatto profondo sulla fotografia digitale, per questo motivo dovrai ricordarti di regolare nel modo appropriato il bilanciamento del bianco sulla tua fotocamera.

Con lo stesso strumento di regolazione bilanciamento del bianco puoi anche intervenire per modificare l’aspetto visivo dell’immagine che stai fotografando: se per esempio durante una scena illuminata dal sole imposti come bilanciamento del bianco il parametro ombra oppure nuvoloso, la tua immagine prenderà subito una colorazione e dominante calda.

LA DIREZIONE DELLA LUCE

Un altro elemento che devi considerare, è la direzione della luce, ovvero da che angolazione illumina la scena.

Anche in questo caso prendo come spunto il sole e come si comporta durante il giorno: a mezzogiorno di una bella estate illumina dall’alto verso il basso, creando delle ombre che sono quasi perpendicolari agli oggetti, mentre al tramonto le ombre sono molto più diagonali e lunghe in quanto il sole illumina la scena da un’angolo più basso, a ridosso dell’orizzonte.

Se ti piace fotografare ambienti naturali, sfruttando la luce del sole, sei costretto ad attendere la natura ed il suo corso per trovare la situazione migliore per fotografare ad esempio un paesaggio.

Vi allego un mio scatto dove la luce fa la fotografia

luce-2

Mostra Fotografica Light Now….

Questa mia mostra fotografica racconta elementi cittadini illuminati solo dalle luci artificiali. Perchè la scelta di questi soggetti, perchè sono soggetti che durante il giorno vediamo come cose banali di tutti i giorni, ma la notte quando il cielo diventa nero e si illumina tutto con lelocandina-20x30 luci artificiali questi soggetti iniziano a vivere e diventano i protagonisti della notte…………