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Gli Amor di Pontremoli

Gli Amor e Pontremoli sono un binomio gustoso. Vi allego di seguito la ricetta che non è la ricetta perchè ognuno la conserva gelosamente in qualche cassetto senza rivelarla, i piu famosi sono quelli del Caffè degli Svizzeri http://www.aichta.com/

Gli Amor

Cosa serve
Due uova intere, un etto di zucchero, due bicchieri piccoli di latte, una scorza di limone, un etto di burro, cognac, biscotti tipo ostie.

Come si preparano
Sbattete le uova con lo zucchero, aggiungete il latte e cuocete a fuoco lento inserendo una buccia di limone.

Appena la crema si è un po’ addensata, spegnete il fornello e lasciate riposare due o tre ore. Poi unite un etto di burro e un poco di cognac, frullate il tutto ottenendo una pasta abbastanza densa.

Riempite piccole sfoglie, rifilando ai lati la crema in eccesso. Queste sfoglie si trovano in drogheria.

in alternativa potete usare i biscotti tipo “marie” o preparare da voi dei biscottini molto sottili, tagliati a quadri di tre centimetri di lato.

Vi allego di seguito il link e lo scritto di un sito che ho scovato e racconta in modo straordianrio l’esperienza Amor……… http://www.dissapore.com/mangiare-fuori/cose-lamor-e-lamor-dolcezza/

Ci sono dolci per i quali si va pazzi, altri che possono piacere leggermente meno, altri ancora, pochissimi, che sono talmente buoni da risultare trasgressivi. E quando si parla di perversioni gastronomiche, come ben sanno gli amici gurmé, ognuno ha le sue preferite.

Mi trovo una domenica mattina a Pontremoli, nella ruvida e verdemetallico Lunigiana. Sono arrivato fin qui per il premio Bancarella della Cucina: c’è il sole, la gente, ma di libri nemmeno l’ombra. Sulla piazza principale alcune bancarelle propongono buone cose, birre, gelatine e formaggi di Piozzo, tonno di Favignana, salumi di Cinta senese, testaroli e funghi locali. Tutto però, poco coinvolgente, stanco, un po’ posticcio e fuori luogo.

L’avevo già programmato, ma non mi resta che riparare nel Caffè Pasticceria degli Svizzeri, proprio lì, sotto i portici, col suo aspetto leggermente fané, ma signorilmente accogliente complice il calore dei suoi legni liberty, originali del primo Novecento.

E’ un periodo che mi piace, specie la domenica mattina, fare sosta in un bar, prendermi un po’ di tempo intorno a un caffè e a una pasta. Forse un tardivo tentativo di volermi bene, di concedermi un piccolo vizio. E non c’è niente di più vizioso di un “Amor”.

Cos’è l’amor… è la Ramona che entra in campo, e come una vaiassa a colpo grosso, te la muove e te la squassa. Sicuramente i sogni erotici di Vinicio Capossela non si riferivano a questi amor, anche se effettivamente i miei amor, gli amor dello Svizzeri, sono piccoli dolci lussuriosi: 2 quadrati di 3 centimetri di lato di cialda tipo biscotto frufru a a racchiudere una crema pasticcera, la cui ricetta centenaria sembra sia, è il caso di dire, elveticamente segreta, ma che di sicuro prevede uova, burro e cognac, forse amaretto o china, un po’ di polvere di pan di spagna, in un impasto molto denso, grasso e di gusto dolcemente persistente.

Ci sono dolci così buoni e ruffiani che pretendono dedizione, obbligandoti a gesti furtivi spinti oltre la decenza, sul filo della vergogna. Tanto da farti guardare intorno, quasi a sincerarti che nessuno ti abbia visto assecondare una segreta libidine.

Infatti addentare un amor è faccenda estremamente complessa perché per quanto friabili, le cialde di wafer non cedono al morso. La conseguenza è che la crema esce, “squizza”, deborda, tracima morbida e sensuale senza colature.

E’ con malcelata rassegnazione che ci si adopera per riprenderla, ripianarla, recuperarla con ogni mezzo, labbra; lingua; dita… velocemente, precisamente. Scandalosa cialda.

C’è chi li chiama àmor, chi amòr? Ritirando il pacchettino da portare a casa, chiedo quale sia la pronuncia esatta. “E’ lo stesso”, risponde la signora sbrigativa, svizzera, freddina e forse un po’ tediata. Non ne potrà più degli amor, penso io, quasi in un moto di incredulità finto-distaccata.

Mentre mi lecco un dito decido di propendere per àmor, con l’accento sulla “a”, alfa privativo che precede “mores”, cioè regole, buoni costumi, moralità: dolci senza regole, senza morale, quindi. Scostumati, goduriosi, pimpanti… ahi, permette signorina sono il re della cantina

 

 

 

Cavalli che sorgono dalla sabbia di Forte dei Marmi

Sei maestosi cavalli sorgono dalla sabbia come dopo una lunga traversata. Opere dello scultore messicano Gustavo Aceves. È soltanto una delle scene sorprendenti che trasformano questa primavera il lungomare di Forte dei Marmi.

Da sempre meta dei più grandi scultori per le sue cave di marmi pregiati, dai tempi della Belle Èpoque la Versilia è stata luogo di villeggiatura e di lavoro per artisti di tutto il mondo, da Henry Moore a Igor Mitoraj. La cittadina amata da Carlo Carrà e Carlo Dazzi diventa una straordinaria galleria a cielo aperto.

In questo scenario maestoso, accompagnato da Federica la mia modella per una mattina, abbiamo interpretato a modo nostro queste opere. Abbiamo destato la curiosità dei turisti che passeggiavano sul pontile con varie fotografie fatte a noi e di altri fotografi che erano li a immortalare le sculture. Situazione insolita questa! Devo dire che questi cavalli che sorgono dalla sabbia sono davvero suggestivi.

 

Ringrazio la mia modella Federica per la pazienza che ha avuto con me.

Pontremoli ilFalò di San Nicolò e le tradizioni lunigianesi

Quest’anno il Falò di San Nicolò a Pontremoli, ha rischiato di non essere bruciato, per l’atto vandalico di qualche persona con poco rispetto delle  tradizioni locali. Per le persone che aspettano questo evento, per tifare il proprio rione e per il lavoro dei fuochisti. La notte prima del falò la pira di fascine di legna raccolte durante l’anno, e gelosamente nascoste dagli occhi e dalle mani degli avversari è stata data alle fiamme improvvisamente da un ignoto.

I fuochisti increduli,e, arrabbiati per questo vile gesto non si sono persi d’animo,e, in una sola giornata con tutte le loro forze hanno ricostruito il falò, regalandoci questo maestoso spettacolo. L’attesa, il vento freddo che ti fa tremare e che si infila ovunque mentre aspetti l’accensione del falò sul ponte. Poi all’ improvviso quella vampata calda che ti brucia la pelle del viso, che ti scalda dentro, che ti fa diventare parte di questo spettacolo, i canti dei fuochisti…. Lo Lo Lo evviva San Nicolò evviva il vaticano abbasso San Gemignano………..

I fuochi a Pontremoli sono due, uno il 17 gennaio, quello di San Nicolò il giorno di Sant’Antonio Abate, titolare dell’ospedale locale, che ha sede nella parrocchia di San Nicolò, detta il Vaticano che brucia sul Fiume Magra, vicino al ponte Pompeo Spagnoli,  e l’altro il 31 gennaio, di San Gemignano, patrono della città, che brucia sul  Torrente  Verde, vicino al Ponte della Cresa. Questa disfida trova le sue fondamenta in un  antica rivalità tra i Guelfi e i Ghibellini della città, quando Castruccio Castracani la divise in due con  la costruzione di  una cortina e del campanone che ancora oggi è visibile, che divise in due il borgo  e le due opposte fazione, i guelfi nel sommoborgo, i ghibellini nell’immoborgo.

Vi allego qualche fotografia che ho scattato ieri sera durante il falò.


Luce

In fotografia la luce è l’elemento principale, quello che puo far diventare una banale fotografia in una bella fotografia. sta al fotografo saperla leggere e interpretare.

La macchina fotografica mostra non dimostra quello che vuole il fotografo, conoscere la luce è la cosa più difficile e lunga da imparare o forse non la si impara mai perche ogni volta che mettiamo l’occhio nel mirino la scena che vediamo è sempre diversa, una piccola porzione del vero da fermare in quel preciso istante.

La tecnologia ci aiuta con le fotocamere digitali ma al fotografo spetta sempre il momento piu importante quello dello scatto, in quel attimo tutto deve essere controllato e perfetto altrimenti tutto diventa banale.

Ci sono alcuni concetti base sulla luce che bisogna conoscere per poterli avere come amici

LA QUALITA’ DELLA LUCE

La prima cosa che bisogna fare quanto siamo nel luogo che dobbiamo  fotografare, è quella di valutare l’intensità della luce.

L’intensità di luce può essere anche individuata come quantità, alla fine si tratta solo di capire quanto è presente.

Lascia da parte la fotocamera per un attimo ed immagina come reagiscono i tuoi occhi ai cambi di luminosità:

  • se passi da una stanza chiara ad una scura per un po’ non vedrai nulla. In questo caso ti trovi in una situazione di “sottoesposizione”.
  • se passi da una stanza scura ad una chiara per un po’ sarai abbagliato. Fino a quando gli occhi non si abituano ti trovi in una situazione di “sovraesposizione”.

Con la fotocamera dovrai comportarti allo stesso modo: se la scena presenta una quantità enorme di luce dovrai impostare una combinazione di ISO – TEMPO  e DIAFRAMMA adeguato.

Se scatti in Priorità Diaframma;  devi stare attento a non usare un diaframma eccessivamente aperto che metterebbe in difficoltà la fotocamera che magari non è in grado di usare un tempo di scatto sufficientemente veloce.

Lo stesso principio vale per la situazione opposta: con una quantità di luce scarsa. Dovrai star attento alle regolazioni più idonee, ma col vantaggio di poter eventualmente aumentare la sensibilità ISO in modo da rendere la fotocamera più sensibile alla luce.

LA TEMPERATURA DELLA LUCE

la luce non ha sempre lo stesso colore e l’esempio più forte è il colore rosso fuoco che prende durante i tramonti estivi o al sorgere del sole. In realtà però la luce varia continuamente durante il giorno con le varianti date dalla presenza di cielo nuvoloso, nebbia o altre condizioni atmosferiche particolari.

La temperatura (o colore) della luce ha un impatto profondo sulla fotografia digitale, per questo motivo dovrai ricordarti di regolare nel modo appropriato il bilanciamento del bianco sulla tua fotocamera.

Con lo stesso strumento di regolazione bilanciamento del bianco puoi anche intervenire per modificare l’aspetto visivo dell’immagine che stai fotografando: se per esempio durante una scena illuminata dal sole imposti come bilanciamento del bianco il parametro ombra oppure nuvoloso, la tua immagine prenderà subito una colorazione e dominante calda.

LA DIREZIONE DELLA LUCE

Un altro elemento che devi considerare, è la direzione della luce, ovvero da che angolazione illumina la scena.

Anche in questo caso prendo come spunto il sole e come si comporta durante il giorno: a mezzogiorno di una bella estate illumina dall’alto verso il basso, creando delle ombre che sono quasi perpendicolari agli oggetti, mentre al tramonto le ombre sono molto più diagonali e lunghe in quanto il sole illumina la scena da un’angolo più basso, a ridosso dell’orizzonte.

Se ti piace fotografare ambienti naturali, sfruttando la luce del sole, sei costretto ad attendere la natura ed il suo corso per trovare la situazione migliore per fotografare ad esempio un paesaggio.

Vi allego un mio scatto dove la luce fa la fotografia

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